martedì 9 giugno 2009

Travaglio: Cornuti, perdenti e contenti

In Passaparola di ieri 8 Giugno, Marco Travaglio commenta i risultati delle Elezioni europee.

Lettera del magistrato Marco Imperato alla Presidenza del Consiglio

Molto bella.
Da 19 Luglio 1992, blog di Salvatore Borsellino
Gentile Presidente del Consiglio,
lei ha detto in più occasioni pubbliche, seppure con il tono goliardico di una boutade, che ritiene che fare il pubblico ministero (pm, i magistrati requirenti) consista nel fare del male. L'astio e la sfiducia che rivolge a questa specifica parte della magistratura (salvo attaccare anche i giudici che non la ritengono estraneo ai fatti che le vengono contestati...) mi fa pensare che la battuta sia sintomatica di un pensiero radicato realmente in Lei e che la sua posizione e popolarità diffonde o quanto meno insinua anche nell'opinione pubblica.
Questa sensazione mi viene confermata anche dal fatto che lei sempre più spesso si riferisce a questa parte della magistratura come gli "avvocati dell'accusa", rivelando così il suo punto di vista: il ruolo dei pm è quello di indagare, sono dei poliziotti con la toga il cui scopo è trovare i colpevoli e il cui unico successo è la condanna dell'imputato.
In altre parole, un duro giustiziere che distribuisce male a chi lo commette, ma che nel fare ciò incappa anche in errori e così passa sopra anche la pelle e la vita di sfortunati innocenti che diventerebbero le vere vittime del processo.
No, signor Presidente. Per fortuna non è così.
Non è così per il sottoscritto, che sognava da quando aveva 14anni di fare questo lavoro proiettando i sogni e gli ideali di un giovanissimo ingenuo.
Non è così per la grande maggioranza dei colleghi che incontro e conosco in giro per l'Italia.
Ma soprattutto non è così per la Costituzione.
Non sono pagato, come lei ha lasciato intendere, per torturare psicologicamente i poveri imputati che trascino fino in Cassazione.
Il mio lavoro è innanzitutto quello di cercare la verità (con la v minuscola, per carità).
Per questo ho deciso di non fare la professione bellissima e affascinante dell'avvocato: perchè mi volevo e mi voglio sentire sempre libero di poter cercare solo la verità.
Non mi interessa la pressione dell'opinione pubblica che vuole un capro espiatorio, non mi devo preoccupare della necessità di portare a termine delle operazioni da parte delle forze di polizia: il successo del mio lavoro è rappresentato solo dal raggiungimento della verità processuale, dalla ricostruzione in tempi ragionevoli e con il rispetto delle norme di quanto è successo, così che la vittima trovi risposta alla sua istanza di giustizia e di difesa e che l'indagato debba rispondere solo di ciò che ha colpevolmente commesso, avendo tutte le opportunità che la legge italiana garantisce per difendersi e spiegare la propria versione dei fatti.
Spesso è davvero difficile prendere delle scelte e sebbene le decisioni finali appartengano solo ai giudici, io stesso, sentendomi magistrato prima ancora che pm, cerco di assumermi il peso della decisione facendo così richieste oggettive e solide, e non ispirate solo da una logica accusatoria (cosa che dall'altra parte dell'aula di udienza il difensore non si potrebbe permettere di fare specularmente, dovendo innanzitutto difendere al meglio gli interessi e la posizione del proprio assistito).
Il giorno in cui ho giurato sulla Costituzione (unico vero faro del nostro lavoro) sapevo che essendo un essere umano e come tale limitato e fallibile nonostante le mie migliori intenzioni, avrei commesso degli errori: questo vale per tutte le professioni ma ero e sono consapevole che commettere un errore nel mio lavoro può comportare gravi sofferenze e conseguenze per la vita delle persone.
Mi assumo la responsabilità di quello che faccio e la mia funzione pubblica può e deve essere sempre di più soggetta alla valutazione di professionalità (come previsto in maniera ancora più pressante dalle recenti riforme) e soprattutto il sistema prevede che ci siano molti altri soggetti che intervengono a controllare il mio operato (avvocatura) e prendere decisioni (i colleghi giudicanti dei vari gradi).
Il fatto poi che debbano potersi impugnare anche le sentenze di assoluzioni in primo grado (cosa che lei ha di recente nuovamente contestato) deriva dall'ovvia osservazione che anche il giudice può sbagliare e quindi anche lui deve sottostare alle verifiche di appello e cassazione volte a limitare entro i limiti dell'umanamente possibile errori giudiziari (salvo pensare che i pm siano antropologicamente diversi, ma anche questo riesce difficile poichè sono selezionati insieme ai futuri colleghi giudicanti con un concorso molto selettivo e basato principalmente su prove scritte teoriche)
C'è poi un altro aspetto del mio lavoro che lei dimentica: la difesa delle vittime e delle loro istanze di giustizia e protezione.
Per me fare il pm vuole innanzitutto dire porre la mia professionalità al servizio del Paese per combattere le ingiustizie, difendere con la legge coloro che subiscono prepotenze e violenze: "la legalità è il potere dei senza potere", disse lo statista ceco Dubcek.
La donna che subisce violenze, il cittadino vittima di una rapina o di una truffa, il bambino abusato, l'imprenditore derubato da qualche furbetto, la famiglia straziata dal dramma della droga e quella orfana di un lavoratore morto in cantiere per il mancato rispetto della legge... sono queste le persone che affidano alla magistratura la loro speranza di giustizia, che non dovrebbe esaurirsi nella punizione del colpevole.
Il male non è l'obiettivo del mio lavoro... bensì il suo nemico, signor Presidente.
E non separare le carriere per restare parte di un unico ordine insieme ai miei colleghi giudici ha proprio il principale merito di ricordare a noi pm che siamo anzitutto dei magistrati, che siamo soggetti solo alla legge e il nostro unico obiettivo è la ricerca della verità nella lotta contro le ingiustizie.
Gli eccessi negativi di quei pm troppo votati solo all'accusa e che difettano di serenità e della capacità anche di cambiare idea in base alle emergenze probatorie sono figli proprio di un atteggiamento poliziesco di colui che si sta dimenticando la stella polare della Costituzione e rischia così di dimenticarsi che il grande potere che gli è dato è solo in vista dell'affermazione della legalità: sarebbe opportuno rifletterci profondamente quando si invoca la separazione delle carriere, che rischierebbe infatti solo di aggravare il problema che si dice all'opinione pubblica di voler risolvere.
Per queste ragioni continuo a credere che il mio lavoro sia tanto difficile e delicato quanto appassionante, consentendomi di guadagnarmi da vivere non dovendo pensare al mio tornaconto personale ma solo al servizio e nell'interesse della collettività e dell'affermazione della legalità.
Spero che quando i miei piccoli due maschietti saranno cresciuti fare il pm in Italia continui a significare questo.

Cordiali saluti,
Marco Imperato
magistrato (e pubblico ministero per ora...)

Se l’imperatore è nudo, la storia lo smaschererà

Oltre che a 'il Fatto' (nuovo quotidiano, diretto da Antonnio Padellaro, che uscirà in autunno), quasi quasi mi abbono al London Times...

da Italia dall'Estero
Articolo di Mary Beard, docente di cultura greca e romana all’università di Cambridge, pubblicato mercoledì 3 giugno 2009
[The Times]
L’imperatore romano Tiberio era tanto famigerato per le sue scorribande sessuali quanto per i suoi sforzi per tenerle nascoste. Vi ricorda qualcuno?
Benito Mussolini, come è noto, si considerava un nuovo Augusto, una reincarnazione nel XX secolo del primo imperatore di Roma. Sessant’anni dopo (e quasi altrettanto a destra), Silvio Berlusconi sembra ricordare di più il figliastro e successore di Augusto, l’imperatore Tiberio, che governò il mondo romano dall’anno 14 d.C. fino a quando fu soffocato nel suo letto nel 37 d.C. dal Prefetto della Guardia Pretoriana (l’equivalente romano del capo dei servizi segreti).
Voci sui giochini sessuali con i suoi adolescenti prediletti sulle solitarie isole del Mediterraneo sono sicuramente ciò che il Presidente del Consiglio italiano e Tiberio hanno di più interessante in comune. Berlusconi ha scelto la Sardegna come ritiro ricreativo per la sua vecchiaia. Tiberio spese i suoi settant’anni per lo più sull’isola di Capri, nella sua cosiddetta Villa di Giove (una tenuta non troppo dissimile dalla Villa Certosa di Berlusconi, con le sue copiose meraviglie, che vanta una forte sicurezza e una piscina per talassoterapia, tra altri lussi).
Tiberio non doveva preoccuparsi di fotocamere ficcanaso. Ma racconti di ciò che l’imperatore stava facendo sulla sua isola si diffusero presto. Quando andava a fare un bagno, gruppi di ragazzini (i suoi “pesciolini”, come usava chiamarli) gli tenevano compagnia nell’acqua; erano stati educati ad inseguirlo e mordicchiare tra le sue gambe. In altre occasioni, l’anziano imperatore preferiva i piaceri del voyeurismo. Secondo il suo biografo romano Svetonio, “frotte di ragazze e ragazzini, radunati in ogni angolo del suo impero, facevano sesso in tre al suo cospetto, per eccitare i suoi appetiti in declino”. Più probabile, forse, delle voci poco plausibili sulle attività di Berlusconi?
Ma questi racconti sull’immoralità sessuale di Tiberio suggerivano che qualcosa di ancor più marcio era al centro del suo regime politico. Anche qui il paragone con Belusconi è sorprendente - e riposa su qualcosa di più significativo di ciò che quegli antichi o moderni “pesciolini” si dice abbiano fatto. Nell’Italia odierna c’è stata una conquista dei mezzi di comunicazione e una spaventosa repressione della libertà di stampa (nonostante gli sforzi eroici di quotidiani quali La Repubblica per scavare tra i segreti di Berlusconi, l’Italia non gode oggi di una libertà di stampa in alcun normale significato della parola “libertà”). L’Italia antica, sotto Tiberio, vide una simile limitazione della libertà degli storici.
Nell’anno 25 d.C., prima che Tiberio si fosse ritirato nella garconniere di Capri, un certo Cremuzio Cordo fu processato per un nuovo tipo di reato. Aveva scritto una storia in cui aveva lodato come “ultimi veri romani”, Bruto e Cassio, gli assassini di Giulio Cesare (il padre adottivo di Augusto e una delle icone del regime imperiale). In propria difesa, Cordo insistette che le parole sono diverse dalle azioni e che, comunque, molti scrittori precedenti avevano lodato Bruto e Cassio senza incorrere in alcuna pena. Infatti, sia Giulio Cesare sia Augusto, predecessore di Tiberio, avevano tollerato la libertà di parola nelle opere degli storici.
Tiberio non attaccò apertamente Cordo, ma seguì il processo nei suoi confronti e ne ascoltò la difesa, guardandolo severamente. Cordo colse il messaggio, se ne andò e si lasciò morire di fame. Anche i senatori, supini e sempre più disposti a fare il gioco sporco del regime repressivo, colsero il messaggio. Votarono che i libri di Cordo fossero dati alle fiamme. Esattamente allo stesso modo, l’elettorato italiano sembra essere preparato a sostenere Berlusconi (la sua popolarità è al momento l’invidia della maggior parte dei leader Occidentali, nonostante alcune gaffe imbarazzanti, le ragazze e il rimprovero pubblico della Regina).
In risposta ad un nuovo attacco di Berlusconi, Ezio Mauro, editore de La Repubblica, ha recentemente affermato: “Quando i potenti di turno non spiegano qualcosa, il giornalismo ha un lavoro da svolgere”. Cordo sarebbe stato d’accordo. A Roma, gli storici avevano un lavoro da fare, che Tiberio e i suoi seguaci cercarono di ridurre al silenzio.
Cordo non fu l’unico a soffrire. Uno dei peggiori aspetti del regno di Tiberio fu la crescente corruzione del sistema giudiziario. In Italia, Berlusconi è miracolosamente (e con l’aiuto di una legge sull’immunità) sfuggito ai processi, mentre suoi ex consulenti, come David Mills, sono stati condannati alla reclusione. Nella Roma di Tiberio, gli “informatori” (una versione privata, “for-profit”, della polizia segreta) fecero fortuna attraverso false accuse di tradimento contro gli innocenti. Anche qui ex consiglieri, colpevoli o innocenti, furono tra le vittime. Nel 31 d.C., Seiano, in precedenza braccio destro di Tibero, fu condannato dal Senato e strangolato a morte. Ne seguì una sanguinosa epurazione deli amici di Seiano.
Lo stesso Tiberio restò al sicuro - almeno finché il capo della Guardia Pretoriana, che aveva sostituito Seiano, decise che era ora di accelerare l’ascesa al trono imperiale dello squilibrato Caligola per mezzo di un cuscino opportunamente posizionato sulla faccia del vecchio imperatore.
Mussolini commise alcuni crimini terribili sotto lo stendardo del primo imperatore Augusto (l’ultimo, e forse il più evidente dei quali fu quello di aver raso al suolo gran parte della città medievale di Roma per riporare alla luce i resti degli originari monumenti augustei). L’immagine dell’imperatore Tiberio fa presagire un futuro anche più cupo per la politica italiana sotto Berlusconi.
Eppure alla fine, anche se è ormai troppo tardi per le vittime immediate, gli errori possono essere corretti, o almeno la situazione ribaltata. Quando Tacito - il più grande tra gli storici Romani - discusse il regno di Tibero, il suo eroe fu ovviamente Cremuzio Cordo. Cordo non era stato soltanto una tragica vittima del regno del terrore di Tiberio, ma anche un modello per tutti gli storici successivi, che erano determinati a raccontare la verità. Come spiega Tacito, alcune copie della storia di Cordo furono nascoste e sopravvissero alle fiamme; inoltre, come egli sostiene, “la persecuzione delle menti libere non fa che aumentarne l’influenza”.
Lo stesso potrebbe rivelarsi vero per l’imperatore Berlusoni e il suo Cordo, l’editore de La Repubblica.

lunedì 8 giugno 2009

De Magistris: Uniremo il Paese sul tema dei diritti e della Costituzione

Dal sito di AntimafiaDuemila
8 giugno 2009
E’ il giorno della raccolta. Dopo una lunga e intensa campagna elettorale Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Rita Borsellino, Rosario Crocetta ... e speriamo (mentre siamo in attesa dei risultati definitivi) altri uomini di valore che ANTIMAFIADuemila, per la prima volta, ha deciso di sostenere escono vincitori da una tornata elettorale che ha registrato una sconfitta per le aspettative del Popolo della Libertà e per il centrodestra in generale. E che ha visto, come unico vero grande vincitore, il partito dell’Italia dei Valori.
A tutti questi uomini e a queste donne, a cui abbiamo dato la nostra piena fiducia, vanno la nostra rinnovata stima qualunque sia il risultato.
A coloro che gli italiani onesti hanno scelto come propri rappresentanti al Parlamento Europeo, invece, i nostri più sentiti auguri di buon lavoro.
La redazione

Intervista a Luigi De Magistris di Monica Centofante:
Dott. De Magistris queste elezioni hanno rappresentato un grande successo per l’Italia dei Valori, che ha raddoppiato i voti e che praticamente, tra i partiti di opposizione, dimostra di essere l’unico che cresce.
Non c’è dubbio il risultato è ottimo, straordinario ed è solo l’inizio. In queste settimane, in questi mesi abbiamo seminato tanto e i frutti li raccoglieremo più avanti. Noi vogliamo unire il Paese sul tema dei diritti, della Costituzione, della tutela dei più deboli, della lotta alla criminalità organizzata, della legge uguale per tutti, dei finanziamenti europei che devono seguire uno sviluppo economico compatibile con l’ambiente.
Io sono estremamente entusiasta di questa campagna elettorale. La quale dimostra che quando si vuole, anche con pochi mezzi, con poche persone, ma con grande entusiasmo si può dare una svolta epocale a questo Paese.
Possiamo parlare anche di un suo successo personale, perché dai primi pronostici pare che le preferenze per lei siano state tantissime. E l’elemento di novità è che state raggiunte soprattutto attraverso la rete.
Pare di sì. Io non ho i dati definitivi, ma una grossissima novità di queste elezioni e di questo risultato che riguarda la mia persona è dato da un grandissimo voto di opinione, da una straordinaria partecipazione della società civile a dimostrazione che la democrazia partecipativa è un elemento fondamentale della politica, da uno straordinario risultato della rete. Questa è una grandissima novità, internet, ma anche, non dimentichiamolo, la contaminazione sociale, gli incontri che ho avuto, i dibattiti con il pubblico, il percorrere il Paese dal nord al sud fuori dai salotti della propaganda di regime, tra la gente, ascoltando. Credo che questo sia un segnale di grande democrazia e un grande motivo di speranza per il futuro di questo Paese. Io penso che un’altra Italia è possibile ed ognuno si deve rendere conto che può essere protagonista di questo grandissimo percorso di cambiamento.
Nel corso della campagna elettorale lei ha parlato spesso di un nuovo modello morale e culturale che va posto in alternativa al berlusconismo e al sistema castale. Quali sono i prossimi passi che muoverà e muoverete in questo senso?
Non c’è dubbio, noi lavoreremo subito, già da oggi, perché dobbiamo costruire innanzitutto una classe dirigente su tutto il territorio nazionale che sia adeguata a raccogliere questa grandissima responsabilità che gli elettori ci affidano. Una distribuzione sul territorio. Ognuno può dare il suo contributo e questo è assolutamente indispensabile.
In Europa, poi, daremo subito dei segnali fondamentali sulla lotta alla criminalità mafiosa, chiedendo la verità sulle stragi, il corretto utilizzo dei fondi europei. Abbiamo le idee molto chiare, anche sul tema dell’informazione e su altro. Gli italiani possono stare tranquilli e chi ci ha votato può stare certo di avere messo il suo voto in cassaforte.
Rimaniamo sul tema delle stragi. Lei, già durante la campagna elettorale, ha dichiarato più volte che dall’Europa cercherà di fare luce sulle stragi del ’92 e ’93 e che il suo appoggio andrà ai magistrati che stanno conducendo delicate indagini sulla trattativa tra Cosa Nostra e pezzi dello Stato.
Non solo confermo quello che ho detto, ma confermo un dato che secondo me è fondamentale. Porterò al Parlamento Europeo il ricordo delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio e di tutte le vittime di mafia e chiederò al Parlamento Europeo di aiutare i magistrati italiani a far luce sulle stragi di mafia, sui mandanti politici, sui mandanti occulti e su tutto ciò che di oscuro, torbido e criminale ruota attorno a queste stragi.
C’è un messaggio che vuole dare ai suoi elettori?
Sì io voglio chiedere a tutti di contribuire a questo percorso politico. Tutte le persone che hanno entusiasmo, che hanno passione civile, che hanno voglia devono essere consapevoli che possono dare il loro contributo e che io aspetto solamente loro notizie, il loro entusiasmo e le loro idee.
Grazie e buon lavoro.

Io ci credo

Luigi De Magistris eletto ringrazia il blog di Beppe Grillo

Luigi De Magistris è Parlamentare europeo


a Catanzaro ha fatto balzare IDV al 18%, e questo è un risultato quasi commovente per il suo significato