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venerdì 4 settembre 2009

Agenda rossa: nuova manifestazione il 26 settembre 2009 a Roma

Agenda rossa, il fratello di Borsellino scende in piazza
Articolo di Benny Calasanzio (l'AnteFatto, 3 settembre 2009)
«Tremate tremate, le agende rosse sono tornate». Si alza forte il brusio del popolo del web, che pian piano risponde massicciamente all’appello «Resistenza». Dopo quella del 19 luglio in via D’Amelio, un’altra manifestazione con al centro l’agenda rossa «rubata» di Paolo Borsellino è già in cantiere. A darne notizia è Salvatore, fratello del giudice, che da anni si scaglia contro le istituzioni coinvolte nella trattativa stato-mafia che portò alla morte dell’unico ostacolo alla patto: quello stesso Paolo Borsellino che scrisse sulla sua seconda agenda, quella grigia, di aver incontrato Mancino il primo luglio del 1992, il giorno del suo insediamento come ministro dell’Interno e 18 giorni prima di morire.
«Lì a mio fratello venne proposta la trattativa con i boss e lui l’avrà rifiutata in maniera schifata. Oltre a Mancino, che continua a negare dando implicitamente del bugiardo a mio fratello, c’era anche Bruno Contrada, che poco prima il pentito interrogato da Paolo, Gaspare Mutolo, aveva additato come colluso con cosa nostra» ha detto Salvatore Borsellino.
Già il 19 luglio scorso, nel budello d’asfalto in cui era stato ucciso nel 1992 il procuratore aggiunto di Palermo assieme agli agenti di scorta Loi, Catalano, Li Muli, Cosina e Traina, l’ingegnere che vive ad Arese ormai da 40 anni era riuscito tramite il web e i social network a richiamare centinaia di persone da tutta Italia per una tre giorni all’insegna non delle lacrime, bensì della «rabbia costruttiva».
Manifestazione, quella del 19 luglio, disertata quasi completamente dalla gente di Palermo, boicottata ormai ufficialmente dalle grandi associazioni antimafia e soprattutto dai media, se si esclude Enrica Maio del Gr Rai e Silvia Resta di La7. Ora Borsellino torna a suonare la carica: il 26 settembre sarà la volta della capitale. Alle 14 il corteo si riunirà in piazza della Repubblica (Esedra) e da lì il corteo concluderà il suo corso in piazza Barberini. La marcia sarebbe dovuta passare dapprima davanti la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, per ossimoro ubicata in Piazza Indipendenza, e poi al Quirinale, la sede della presidenza della Repubblica; a causa del protocollo sulla sicurezza che vige sulle manifestazioni romane, al Quirinale si potrà recare solo una delegazione di una cinquantina di persone. «Questa manifestazione è la continuazione ideale di quella che abbiamo fatto il 20 luglio davanti al palazzo di Giustizia di Palermo in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del 92 e del 93. Non dobbiamo dare tregua agli assassini ed ai loro complici. Mobilitiamoci tutti, ognuno di noi si impegni a far venire quante altre persone può, in una catena che non deve avere fine. Adesso hanno paura e si stanno muovendo, cominciano a muovere le loro pedine, Rutelli, Violante, il Pg di Caltanissetta Barcellona; noi dobbiamo agire più rapidamente di loro, impedire che fermino Sergio Lari, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo. Non lasciamoli soli, impediamo che chiudano la bocca a Massimo Ciancimino, che si muova il CSM, facciamogli capire che dovranno passare sui nostri corpi, che dopo 17 anni non ci lasceremo strappare ancora una volta la verità. Il 19 luglio in via d'Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l'incendio» ha spiegato il fratello del giudice che terrà aggiornati i partecipanti tramite il suo sito, http://www.19luglio1992.com/.

sabato 28 febbraio 2009

La difesa di Gioacchino Genchi

Pubblico un articolo di Monica Centofante, redattrice di AntimafiaDuemila, che sta seguendo con molta attenzione la vicenda del pm Luigi De Magistris e del consulente tecnico Gioacchino Genchi.
L'articolo è stato segnalato il 26 febbaio dal blog di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, http://www.19luglio1992.com

24 febbraio 2009 a cura di Monica Centofante
da www.antimafiaduemila.com
Caso De Magistris: Prodi come Mastella
Una relazione del consulente Gioacchino Genchi spiega perché non vi furono irregolarità nelle acquisizioni dei tabulati delle utenze cellulari in uso al senatore, all’ex presidente del Consiglio e ad altri parlamentari.

Anche Romano Prodi è pronto a uscire di scena. La Procura Generale di Catanzaro, com’era prevedibile, ha chiesto l’archiviazione della sua posizione - e di quella di altri nove indagati - nell’ambito dell’inchiesta Why Not. Con una richiesta al gip racchiusa in 36 pagine, nelle quali si leggerebbe: “Può escludersi che l’on. Romano Prodi abbia mai fatto parte di quel gruppo di persone indicato quale ‘comitato di San Marino’: dette persone erano solo di area politica riconducibile all’on. Prodi”. E ancora: i dati acquisiti “non consentono in alcun modo di ritenere la sussistenza di un effettivo coinvolgimento dell’ex premier nelle manovre affaristiche di Antonio Saladino”, nei cui confronti è stato invece emesso avviso di conclusione indagini.
La notizia è stata diramata ieri dall’agenzia Ansa e ripresa da alcuni quotidiani con tanto di consueto attacco alle inchieste svolte dall’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris con l’ausilio delle consulenze tecniche del dott. Gioacchino Genchi.
Nelle 36 pagine – che aspettiamo di leggere, ma che ci sembrano obiettivamente poche per dimostrare l’insussistenza di indizi probatori emersi in un complesso groviglio di rapporti e intrecci societari – è scritto che gli accertamenti svolti dalla Procura generale di Catanzaro sui tabulati acquisiti da Genchi hanno portato “ad evidenziare, nei confronti delle utenze riferite alla Presidenza del Consiglio, le stesse irregolarità segnalate nel corso della verifica sull’utenza in uso al sen. Mastella”.
Irregolarità – lo ribadiamo ancora una volta - già smentite dai giudici di Salerno Apicella, Nuzzi e Verasani nel documento di sequestro probatorio che ha portato alle perquisizioni dello scorso 2 dicembre. E giudicato perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame di Salerno.
Apicella, Nuzzi e Verasani - che al pari di De Magistris hanno dovuto subire l’onta delle immotivate sanzioni disciplinari – erano giunti alla conclusione che non vi era stato alcun “abnorme” comportamento da parte dell’allora pm De Magistris e del consulente Genchi e che la loro condotta, al contrario, era risultata “formalmente e sostanzialmente aderente al dettato normativo”, dopo indagini scrupolose ed accurate. Nel caso specifico: quelle relative all’acquisizione dei tabulati dell’utenza cellulare poi risultata in uso all’allora ministro Clemente Mastella sono perfettamente spiegate in una relazione dello stesso consulente Genchi, risalente al 4 febbraio del 2008 che, da sola, vale a sgombrare il campo da qualsiasi dubbio sulla correttezza del suo operato e di quello del dott. De Magistris