Articolo di oggi tratto dalla nuova rubrica quotidiana di Marco Travaglio su Micromega-online, 'La mosca tze-tze'.
Tutti coloro che - non tesserati - speravano di votare Debora Serracchiani o Benny Calasanzio come nuovo segretario del PD, sperando di riportare in vita questa parte del parlamento italiano, rimarranno ancora una volta delusi.
Pd, Partito decrepiti
Postato in Articoli il 1 luglio, 2009
di Marco Travaglio*
Debora Serracchiani non si candida a leader del Pd. Ha capito che l’avrebbero massacrata, come accade a chiunque non sia un boss di apparato, non stia in Parlamento da almeno trent’anni e piaccia almeno un pochino agli elettori (guardate come hanno ridotto Sergio Cofferati). Ma, siccome ha deciso di non sparire dalla circolazione e ha osato financo rilasciare un’intervista a Curzio Maltese su Repubblica contro D’Alema e il suo prestanome Bersani, la massacrano lo stesso. Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il fratello di Montalbano, la prende in giro per aver detto che Franceschini “è il più simpatico”: “Se questo è il criterio, peccato che siano morti Totò e Tina Pica. Erano molto simpatici e sarebbero stati un ticket straordinario”.
Si fa vivo persino Marco Follini, già segretario dei giovani Dc dal 1977 all’80; membro della Direzione nazionale Dc dal 1980 all’86; consigliere di amministrazione della Rai dal 1986 al ‘93; membro della Direzione nazionale del Ccd dal ‘94; segretario dell’Udc dal 2001 al 2005; vicepremier del governo Berlusconi-2 nel 2004; dopo aver votato tutte le leggi vergogna di Berlusconi, nel 2007 è passato al centrosinistra ed è deputato da quattro legislature.
Bene, questo campione del nuovo che avanza, anzi del vecchio che è avanzato, fa lo spiritoso: “Ho letto una densa e pensosa intervista di Deborah Serracchiani che annuncia che voterà Franceschini ‘perché’ è più simpatico. Ora finalmente so a cosa serve il rinnovamento: a sbaragliare gli antipatici”. Anche un altro giovine virgulto come Barbara Pollastrini, che nel ‘68 era maoista con Servire il Popolo, poi 40 anni fa entrò nel Pci, poi fu consigliere comunale a Milano, poi deputata dal 1992 (siamo alla sesta legislatura) e due volte ministro, ce l’ha con la Serracchiani: “Potrei rispondere che preferisco Bersani perché sa cantare…’. Ma per favore, non scherziamo! Cerchiamo di rispettarci di più e di saperci ascoltare”. Poteva mancare l’illuminato parere del pregiudicato Enzo Carra? No che non poteva, e infatti ecco l’ex portavoce di Forlani, deputato da tre legislature e condannato in Cassazione per false dichiarazioni al pool Mani Pulite sulla maxitangente Enimont: “La ‘promessa’ Debora Serracchiani ha rivelato di stare dalla parte di Franceschini ‘perché è il più simpatico’. Un buon motivo, non c’è dubbio.
Ma basta per la leadership di un grande partito? Nel mondo di Debora il leader è biondo, bello, di gentile aspetto. E la colonna sonora è dell’orchestra Casadei: ‘Tu sei la mia simpatia’…”. Roberto Giachetti, ex radicale, poi margherito, ora pidino, celebre per aver invitato Giuliano Ferrara come libero docente alla scuola quadri del Pd, in Parlamento da tre legislature, esprime solidarietà al povero D’Alema, minacciato dalla terribile Debora: “Sento la necessità di esprimere pubblicamente, attraverso il blog, tutta la mia stima nei confronti di Massimo D’Alema anche in ragione del contributo sincero che ha dato alla costruzione del Pd”.
Naturalmente la Serracchiani non ha detto di aver scelto Franceschini solo per la simpatia, ma soprattutto perché lo ritiene il più “bravo, innovativo, coraggioso” fra i candidati su piazza (che sono due), mentre “dall’altra parte c’è D’Alema” e “l’apparato”. Poi ha parlato di “laicità, questione morale, conflitto d’interessi, riforma del Welfare” e soprattutto di “difendere le primarie da chi vorrebbe abolirle”, per “aprire il partito al rinnovamento” e “chiamare gente nuova”. E’ comprensibile che le muffe di cui sopra, al solo sentire parole come “primarie”, “questione morale”, “rinnovamento” e “gente nuova”, mettano mano alla fondina. Presto per dire se Debora abbia scelto l’amico giusto, Franceschini. Ma una cosa è certa: i nemici se li sa scegliere benissimo.
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giovedì 2 luglio 2009
lunedì 15 giugno 2009
sabato 13 giugno 2009
Il Fatto Quotidiano - Notte bianca "No Bavaglio" a Roma
Ottima iniziativa lanciata da Antonio Padellaro e Marco Travaglio dal blog Voglioscendere, cerchiamo di essere in tanti. Io farò di tutto per esserci.
E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più. Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”. Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa. Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione. Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini. I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti. Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa. Più siamo, più il bavaglio si allontana.
Antonio Padellaro e Marco Travaglio
E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più. Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”. Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa. Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione. Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini. I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti. Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa. Più siamo, più il bavaglio si allontana.
Antonio Padellaro e Marco Travaglio
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giovedì 11 giugno 2009
Il presidente Napolitano e i magistrati “protagonisti”
Ripeto: Napolitano ha perso l'ennesima ottima occasione per stare zitto. Ecco un articolo di Marco Travaglio in proposito, su l'Unità di oggi.
Mentre il presidente del Consiglio definisce «grumi eversivi» e «nemici politici» i giudici che han condannato il suo amico David Mills per essere stato corrotto da lui, impunito e impunibile per Lodo ricevuto; mentre racconta che suo padre, grande educatore, «mi diceva sempre: se vuoi far del male al prossimo devi fare il delinquente, o il pm, o il giornalista»; mentre impone alle Camere di abolire, senza discutere, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria; mentre il procuratore di Napoli sottrae al pmtitolare, avoca a sé e stralcia le indagini sul sottosegretario Bertolaso per la truffa dei rifiuti «per non intralciare l’azione del governo»; mentre il procuratore di Verona che indaga sui nazisti viene pestato in strada dai nazisti; mentre partiti mandano al Parlamento europeo 4 pregiudicati e una decina di indagati, anche per mafia; mentre la Procura di Roma si arrampica sugli specchi per far archiviare il caso Berlusconi-Saccà e sequestrare per «violazione della privacy» le foto che ritraggono il premier con nani e ballerine aviotrasportati su aerei di Stato; mentre non si trova quasi più nessun pm che indaghi sui potenti o protesti contro le leggi che lo disarmano; mentre l’Anm non osa neanche pronunciare la parola «sciopero» e il Csm si dedica a cacciare anziché a difendere le poche toghe scomode superstiti; ecco, mentre accade tutto ciò, il capo dello Stato va al Csm e denuncia il «comportamento impropriamente protagonistico» di certi magistrati e gli «elementi di disordine e tensione che purtroppo si sono clamorosamente manifestati in talune procure». Magari.
Mentre il presidente del Consiglio definisce «grumi eversivi» e «nemici politici» i giudici che han condannato il suo amico David Mills per essere stato corrotto da lui, impunito e impunibile per Lodo ricevuto; mentre racconta che suo padre, grande educatore, «mi diceva sempre: se vuoi far del male al prossimo devi fare il delinquente, o il pm, o il giornalista»; mentre impone alle Camere di abolire, senza discutere, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria; mentre il procuratore di Napoli sottrae al pmtitolare, avoca a sé e stralcia le indagini sul sottosegretario Bertolaso per la truffa dei rifiuti «per non intralciare l’azione del governo»; mentre il procuratore di Verona che indaga sui nazisti viene pestato in strada dai nazisti; mentre partiti mandano al Parlamento europeo 4 pregiudicati e una decina di indagati, anche per mafia; mentre la Procura di Roma si arrampica sugli specchi per far archiviare il caso Berlusconi-Saccà e sequestrare per «violazione della privacy» le foto che ritraggono il premier con nani e ballerine aviotrasportati su aerei di Stato; mentre non si trova quasi più nessun pm che indaghi sui potenti o protesti contro le leggi che lo disarmano; mentre l’Anm non osa neanche pronunciare la parola «sciopero» e il Csm si dedica a cacciare anziché a difendere le poche toghe scomode superstiti; ecco, mentre accade tutto ciò, il capo dello Stato va al Csm e denuncia il «comportamento impropriamente protagonistico» di certi magistrati e gli «elementi di disordine e tensione che purtroppo si sono clamorosamente manifestati in talune procure». Magari.
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martedì 9 giugno 2009
Travaglio: Cornuti, perdenti e contenti
In Passaparola di ieri 8 Giugno, Marco Travaglio commenta i risultati delle Elezioni europee.
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lunedì 8 giugno 2009
Risultati Elezioni. Il commento di Marco Travaglio
Oggi credo sarà particolarmente intessante seguire Passaparola
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martedì 2 giugno 2009
Abbonatevi a "Il Fatto"
E' ufficiale: a settembre uscirà il nuovo quotidiano (chiamato Il Fatto, in omaggio a Enzo Biagi) diretto da Antonio Padellaro, sarà sostenuto da noi lettori e non avrà padroni, come spiega lo stesso Marco Travaglio che è uno dei promotori di questa iniziativa che in molti aspettavamo...
Per prenotare l'abbonamento scrivete anche voi a: dettofatto@ilfatto.info
di Marco Travaglio, da VoglioScendere, 28 Maggio 2008
Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?
1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.
2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.
3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.
4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.
Per questo vi chiediamo di abbonarvi subito: il prezzo della nostra libertà di informare e del vostro diritto di essere informati dipende dal numero di copie che i lettori acquisteranno in edicola, ma soprattutto dagli abbonamenti che raccoglieremo prima di partire. Più abbonamenti, più libertà. Il nostro giornale avrà 16 pagine, tutte a colori. Uscirà sei giorni a settimana, tranne il lunedì. Sarà un giornale di carta e un giornale web. Sarà diretto da Antonio Padellaro. Avrà una redazione di giovani agguerriti. Si avvarrà di un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice. Li scoprirete via via nell’apposito spazio “AnteFatto” che creeremo presto su questo e altri blog e siti amici. Con tutte le indicazioni per abbonarvi e diventare subito soci fondatori del nostro giornale (ricevendolo per posta, possedendo un coupon da presentare in edicola, scaricandolo in rete dopo la mezzanotte, e così via).
Nell’attesa - che sarà breve - dell’AnteFatto, ecco i riferimenti dell’ufficio che fin da oggi riceverà le vostre prenotazioni per l’abbonamento:
telefono 02-66506795fax 02-66505712
mail: dettofatto@ilfatto.info
Vi terremo aggiornati, di settimana in settimana, delle prenotazioni raccolte. Sarà dura, ma tutti insieme ce la faremo. Dipende da tutti voi, anzi da tutti noi.
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di Marco Travaglio, da VoglioScendere, 28 Maggio 2008
Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?
1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.
2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.
3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.
4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.
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Vi terremo aggiornati, di settimana in settimana, delle prenotazioni raccolte. Sarà dura, ma tutti insieme ce la faremo. Dipende da tutti voi, anzi da tutti noi.
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Marco Travaglio
lunedì 11 maggio 2009
Ultime (..?) riflessioni sul caso...
1) a mio parere non si trattava tanto di chiedere nuovamente a Mieli il perché dell'epurazione di Vulpio (questo è abbastanza chiaro purtroppo), ma di ricordare a Mieli che proprio lui ha fatto, con Vulpio, ciò che in trasmissione ha definito 'impossibile'. Non facile, riflettendo lo ammetto, nella posizione di Marco Travaglio, che resta comunque uno dei migliori giornalisti che abbiamo.
2) in ogni caso, se l'analisi di Marco (contraddire Mieli avrebbe ulteriormente danneggiato Vulpio) è corretta, allora l'errore è stato quello (di Santoro) di invitare Mieli in trasmissione.
postato su http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/comments/2243703
2) in ogni caso, se l'analisi di Marco (contraddire Mieli avrebbe ulteriormente danneggiato Vulpio) è corretta, allora l'errore è stato quello (di Santoro) di invitare Mieli in trasmissione.
postato su http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/comments/2243703
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Paolo Mieli
domenica 10 maggio 2009
La risposta di Marco Travaglio e la mia risposta alla sua risposta
'Tengo a precisare, se vi fossero dubbi, che non sono una denigratrice di Marco Travaglio, ma che sono abituata a pretendere molto da un giornalista come lui ..altrimenti avrei continuato ad informarmi leggendo i quotidiani o ascoltando i tg, anziché seguire il suo blog o AnnoZero. Inoltre il mio disappunto non era generico, ma riferito precisamente alla frase (pazzesca!! da dissociato mentale!! riascoltatela!!) pronunciata da Mieli, senza contraddittorio alcuno, al minuto 74, 45 secondi, di AnnoZero del 23.4. Mi dispiace Marco, ma non poteva passare inosservata, anche se la responsabilità della non-risposta è stata sicuramente più di Santoro che non tua. Ti ringrazio comunque per aver letto i posts e per la tua risposta.'
E' il mio commento al post con il quale oggi Marco Travaglio ha risposto a chi, come me, si è lamentato per il silenzio su Vulpio nella puntata di AnnoZero del 23.4.
Ed ecco il post di MT:
Risposta ad alcuni amici del blog sul caso Vulpio
Ora che l'ho spiegato di persona a Carlo Vulpio, ieri sera a Pescara, posso spiegare anche agli amici del blog interessati all'argomento perchè non ho chiesto a Paolo Mieli, nella puntata di Annozero dedicata a Montanelli, il perchè dell'estromissione di Vulpio dal servizio sul caso Catanzaro, che seguiva da anni per il Corriere della sera. Non gliel'ho chiesto perchè avrei nuociuto alla trasmissione (che sarebbe stata accusata un'altra volta di violare la par condicio, "sponsorizzando" un candidato dell'Idv), ma soprattutto a Vulpio. Mi spiego. Quando accadde il fattaccio, chiesi spiegazioni a Mieli via mail. Mi rispose ciò che aveva detto alla redazione: Vulpio era indagato a Matera per concorso in associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto insieme a vari colleghi e collaboratori di De Magistris, su denuncia di un indagato di "Toghe Lucane", l'onorevole Buccico. Il che, secondo Mieli, avrebbe potuto mettere in dubbio la sua imparzialità nel seguire il caso. Non condivido quella spiegazione (altrimenti chiunque potrebbe denunciare un cronista per liberarsi di lui). Era facile prevedere che, se ad Annozero avessi riproposto la domanda, Mieli avrebbe dato la stessa risposta. A cui avrei dovuto rispondere ricostruendo (venti minuti, non di meno: tempi impossibili per la tv, fra l'altro divagando sul tema Montanelli-informazione) la complicatissima trama di quella fantasiosa inchiesta a Matera. Dopodichè Mieli avrebbe ribattuto che non posso decidere io quali inchieste sono giuste e quali sbagliate: lo decidono i giudici. Alla fine della fiera, ne sarebbe nato un gran casino, pieno di tecnicismi, nel quale nessuno avrebbe capito nulla, se non una cosa: che Vulpio è indagato per associazione a delinquere (accusa paradossale e destinata a cadere nel nulla, ovviamente) e ora è candidato. Così avrei ottenuto un bel risultato: danneggiare la reputazione di un collega e amico che ammiro e stimo grandemente, al punto da scrivere la prefazione al suo libro. Oltretutto, il pubblico di Annozero conosce bene la storia di Vulpio e del Corriere, perchè è stata Annozero l'unica trasmissione italiana a raccontarlo: Santoro l'ha invitato due volte sul caso Catanzaro, una volta in collegamento e una volta in studio, e il sottoscritto, nella sua rubrica di apertura, ha denunciato due volte la sua rimozione a opera del Corriere. Sarebbe davvero paradossale immaginare che Santoro e il sottoscritto volessero censurare il caso Vulpio dopo averlo raccontato e riraccontato quattro volte. Ringrazio comunque i frequentatori del blog (pochi, per fortuna) che hanno insinuato una mia intenzione censoria: bravi, complimenti, avete capito tutto, continuate così.
Questa chiosa sarcastica di Marco mi sembra un po' eccessiva, anche se mi rendo conto che i toni con cui l'ho apostrofato, a mia volta, ieri (n.14) fossero tutt'altro che morbidi...
Aggiungo, per completezza, il testo della mail che ho inviato ad AnnoZero il 7/5/2009:
'Il silenzio è d'oro , anche quello di Santoro.
Caro Santoro,
sono una sua fedele spettatrice e mi dispiace scriverle in questi termini, ma devo citare l'articolo pubblicato ieri da Carlo Vulpio nel suo blog.
Ho guardato, purtroppo in ritardo, la puntata sull'informazione del 23 Aprile e ho trovato vergognoso il fatto che Paolo Mieli abbia potuto pronunciare la frase 'sarebbe impossibile che un direttore di giornale sollevasse da un'inchiesta un cronista giudiziario, il giorno dopo tutti lo sabrebbero da internet e il direttore verrebbe automaticamente screditato', senza che né lei né Marco Travaglio gli abbiano ricordato che è esattamente ciò che ha fatto lui con Carlo Vulpio.
CHE COSA CAVOLI C'ENTRA LA PAR CONDICIO?!?
Anche voi avete pensato bene di conservare il vostro posticino in RAI, ma ad un prezzo a mio parere troppo alto, quello della disonestà. Probabilmente continuerò a guardarvi, ma turandomi il naso. In attesa di una puntata, questa volta sì, riparatoria.'
E' il mio commento al post con il quale oggi Marco Travaglio ha risposto a chi, come me, si è lamentato per il silenzio su Vulpio nella puntata di AnnoZero del 23.4.
Ed ecco il post di MT:
Risposta ad alcuni amici del blog sul caso Vulpio
Ora che l'ho spiegato di persona a Carlo Vulpio, ieri sera a Pescara, posso spiegare anche agli amici del blog interessati all'argomento perchè non ho chiesto a Paolo Mieli, nella puntata di Annozero dedicata a Montanelli, il perchè dell'estromissione di Vulpio dal servizio sul caso Catanzaro, che seguiva da anni per il Corriere della sera. Non gliel'ho chiesto perchè avrei nuociuto alla trasmissione (che sarebbe stata accusata un'altra volta di violare la par condicio, "sponsorizzando" un candidato dell'Idv), ma soprattutto a Vulpio. Mi spiego. Quando accadde il fattaccio, chiesi spiegazioni a Mieli via mail. Mi rispose ciò che aveva detto alla redazione: Vulpio era indagato a Matera per concorso in associazione per delinquere finalizzata alla violazione del segreto insieme a vari colleghi e collaboratori di De Magistris, su denuncia di un indagato di "Toghe Lucane", l'onorevole Buccico. Il che, secondo Mieli, avrebbe potuto mettere in dubbio la sua imparzialità nel seguire il caso. Non condivido quella spiegazione (altrimenti chiunque potrebbe denunciare un cronista per liberarsi di lui). Era facile prevedere che, se ad Annozero avessi riproposto la domanda, Mieli avrebbe dato la stessa risposta. A cui avrei dovuto rispondere ricostruendo (venti minuti, non di meno: tempi impossibili per la tv, fra l'altro divagando sul tema Montanelli-informazione) la complicatissima trama di quella fantasiosa inchiesta a Matera. Dopodichè Mieli avrebbe ribattuto che non posso decidere io quali inchieste sono giuste e quali sbagliate: lo decidono i giudici. Alla fine della fiera, ne sarebbe nato un gran casino, pieno di tecnicismi, nel quale nessuno avrebbe capito nulla, se non una cosa: che Vulpio è indagato per associazione a delinquere (accusa paradossale e destinata a cadere nel nulla, ovviamente) e ora è candidato. Così avrei ottenuto un bel risultato: danneggiare la reputazione di un collega e amico che ammiro e stimo grandemente, al punto da scrivere la prefazione al suo libro. Oltretutto, il pubblico di Annozero conosce bene la storia di Vulpio e del Corriere, perchè è stata Annozero l'unica trasmissione italiana a raccontarlo: Santoro l'ha invitato due volte sul caso Catanzaro, una volta in collegamento e una volta in studio, e il sottoscritto, nella sua rubrica di apertura, ha denunciato due volte la sua rimozione a opera del Corriere. Sarebbe davvero paradossale immaginare che Santoro e il sottoscritto volessero censurare il caso Vulpio dopo averlo raccontato e riraccontato quattro volte. Ringrazio comunque i frequentatori del blog (pochi, per fortuna) che hanno insinuato una mia intenzione censoria: bravi, complimenti, avete capito tutto, continuate così.
Questa chiosa sarcastica di Marco mi sembra un po' eccessiva, anche se mi rendo conto che i toni con cui l'ho apostrofato, a mia volta, ieri (n.14) fossero tutt'altro che morbidi...
Aggiungo, per completezza, il testo della mail che ho inviato ad AnnoZero il 7/5/2009:
'Il silenzio è d'oro , anche quello di Santoro.
Caro Santoro,
sono una sua fedele spettatrice e mi dispiace scriverle in questi termini, ma devo citare l'articolo pubblicato ieri da Carlo Vulpio nel suo blog.
Ho guardato, purtroppo in ritardo, la puntata sull'informazione del 23 Aprile e ho trovato vergognoso il fatto che Paolo Mieli abbia potuto pronunciare la frase 'sarebbe impossibile che un direttore di giornale sollevasse da un'inchiesta un cronista giudiziario, il giorno dopo tutti lo sabrebbero da internet e il direttore verrebbe automaticamente screditato', senza che né lei né Marco Travaglio gli abbiano ricordato che è esattamente ciò che ha fatto lui con Carlo Vulpio.
CHE COSA CAVOLI C'ENTRA LA PAR CONDICIO?!?
Anche voi avete pensato bene di conservare il vostro posticino in RAI, ma ad un prezzo a mio parere troppo alto, quello della disonestà. Probabilmente continuerò a guardarvi, ma turandomi il naso. In attesa di una puntata, questa volta sì, riparatoria.'
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venerdì 8 maggio 2009
Il silenzio di Santoro
Purtroppo, tanto per citare nuovamente il rapporto Freedom House 2009, anche AnnoZero, ultimo baluardo dell'informazione, diventa un programma semi-libero, sacrificando un giornalista indipendente per la propria sopravvivenza. Vauro (per fortuna) non è stato epurato da AnnoZero, ma in cambio il buon Santoro ha deciso di sacrificare Vulpio per poter restare in RAI (ricordate il discorso sulla 'puntata riparatrice'?).
Tutto questo si evince dalle parole di Paolo Mieli, false senza contraddittorio, nella puntata di Anno Zero del 23 Aprile (pensate un po': sulla libertà dell'informazione!) e dall'articolo dello stesso Vulpio, che riporto qui di seguito.
dal blog di Carlo Vulpio
Il silenzio è d'oro, anche quello di Santoro
06/05/2009
Il gip di Salerno proscioglie de Magistris e Vulpio. Il Tar Lazio dà ragione a Forleo. Il tribunale del Riesame di Roma scagiona Genchi
Lo avete letto da qualche parte? Ve lo ha detto qualche tv o qualche radio? No, non lo sapete.
Forse qualcuno di voi lo sa, ma giusto perché ha scovato la notizia fra le “brevi”, poche righe e frettolose, o perché avrà letto l’unico articolo che si è occupato della vicenda, raccontandola però in maniera deformata e maliziosa.
E’ successo che io, il giudice Luigi de Magistris, il consulente Gioacchino Genchi e il giudice Clementina Forleo abbiamo avuto tutti ragione, purtroppo, nei diversi procedimenti aperti contro ognuno di noi. Perché purtroppo? Perché dovevamo vederci riconosciuta questa ragione “prima”, non dopo.
Io e de Magistris eravamo accusati di rivelazione di segreti d’ufficio, ma i giudici hanno detto che non era vero.Così Genchi. Accusato di essere un super spione fuorilegge, l’uomo che per Rutelli e Berlusconi era addirittura all’origine del “più grande scandalo della storia repubblicana”, Genchi è stato riconosciuto innocente.E Forleo? Il Tar del Lazio le ha dato finalmente ragione. La sentenza con cui il Csm l’ha trasferita a Cremona, ha detto il tribunale amministrativo, è ingiusta, va cancellata, e Forleo, se lo volesse, potrebbe tornare a Milano anche subito.
Ma chi ha raccontato tutto questo? Perché per queste (e altre) vicende nessuno in Italia sente il dovere di fare un giornalismo onesto, quello che in America si individua con la splendida definizione di “honest journalism”?
Eppure c’è stato un linciaggio a reti e giornali unificati durato mesi e mesi, nel silenzio di giornalisti “liberi”, magistrati “indipendenti” e politici “onesti”. Eppure per ognuno di noi è cambiata la vita, perché quando accadono certe cose nulla è più come prima. Eppure lo avevamo detto e qualche volta anche urlato, non è che ce ne stiamo accorgendo adesso.
Non c’è stato niente da fare. Ci danno ragione soltanto ora, cioè “dopo”. E tuttavia, nemmeno questo basta affinché un tg qualsiasi, un giornale qualsiasi, un talk show qualsiasi racconti - ma per intero, senza omettere nulla e senza “dimenticare” nessuno – come sono andate a finire quelle vicende che hanno causato il trasferimento di Forleo e de Magistris, la revoca dell’incarico a Genchi, la decisione del direttore del giornale per il quale lavoro di “sollevarmi” dall’incarico per le inchieste di cui mi stavo occupando.
Pensate, non lo ha fatto nemmeno Michele Santoro. Nella puntata di Anno Zero sull’informazione, in cui si sarebbe dovuto parlare di giornalismo “sdraiato” e “oscurato”, Santoro non ha trovato un minuto, un secondo, un attimo, per chiedere ai suoi ospiti – che so, a Paolo Mieli per esempio – com’è che il 3 dicembre 2008 mi hanno improvvisamente fatto smettere di scrivere su quelle inchieste che sono state all’origine dei guai di de Magistris, Forleo e Genchi, e che io seguivo da due anni.
Un dibattito sul giornalismo oscurato che non parli del più clamoroso caso di oscuramento degli ultimi vent’anni, come dimostra la catena di sant’Antonio di rimozioni e trasferimenti che ne è seguita, è un’operazione ardita. Spiace dirlo, ma quella puntata di Anno Zero non è stata un esempio di “honest journalism”.
Una volta Marco Travaglio, ospite di Daniele Luttazzi, disse che la differenza tra la Francia (dov’era in visita il premier Berlusconi) e l’Italia, per quelli che fanno il nostro mestiere, era che in Francia i giornalisti fanno domande. Ecco, io non so perché nemmeno lui abbia fatto una domanda, una sola, agli ospiti della trasmissione – che so, a Paolo Mieli per esempio.
Sono portato a credere che Santoro possa averglielo impedito, e infatti Travaglio nella sua rubrica ha fatto un eccellente intervento su Genchi. Ma poiché non so se sia andata davvero in questo modo, giuro che appena vedo Marco glielo chiedo.
Nemmeno Vauro, che io (come tanti altri) ho difeso quando è stato sospeso, ha fatto sentire la sua voce, o almeno il graffio della sua matita. Vauro, sospeso per una settimana, ha ricevuto (giustamente) tanta solidarietà pubblica. Io, sospeso “ad interim” e abrogato da Anno Zero come si sbianchetta una foto compromettente, non ho ricevuto nemmeno una telefonata di solidarietà privata da Vauro.
Nessuna telefonata nemmeno da Michele Santoro. Al mattino, il giorno della puntata sull’informazione, gli avevo anche inviato un sms. Nessuna risposta anche all’sms. Giuro: non gli ho mai fatto niente di male, né mai ho avuto screzi con lui. Anzi.
Non so cosa sia accaduto prima di quella puntata di Anno Zero. E forse non voglio nemmeno saperlo. Ma poiché non si tratta di un fatto personale, per principio e per rispetto di tutti quelli che mi seguono sul blog e hanno letto il mio libro “Roba Nostra” non posso anch’io far finta di nulla.E quindi, per ora, almeno una domanda la faccio: sarà stata questa la puntata “riparatrice” che era stata chiesta a Santoro per evitare rogne? Tipo un trasferimento, una sospensione, una sollevazione dall’incarico?
Tutto questo si evince dalle parole di Paolo Mieli, false senza contraddittorio, nella puntata di Anno Zero del 23 Aprile (pensate un po': sulla libertà dell'informazione!) e dall'articolo dello stesso Vulpio, che riporto qui di seguito.
dal blog di Carlo Vulpio
Il silenzio è d'oro, anche quello di Santoro
06/05/2009
Il gip di Salerno proscioglie de Magistris e Vulpio. Il Tar Lazio dà ragione a Forleo. Il tribunale del Riesame di Roma scagiona Genchi
Lo avete letto da qualche parte? Ve lo ha detto qualche tv o qualche radio? No, non lo sapete.
Forse qualcuno di voi lo sa, ma giusto perché ha scovato la notizia fra le “brevi”, poche righe e frettolose, o perché avrà letto l’unico articolo che si è occupato della vicenda, raccontandola però in maniera deformata e maliziosa.
E’ successo che io, il giudice Luigi de Magistris, il consulente Gioacchino Genchi e il giudice Clementina Forleo abbiamo avuto tutti ragione, purtroppo, nei diversi procedimenti aperti contro ognuno di noi. Perché purtroppo? Perché dovevamo vederci riconosciuta questa ragione “prima”, non dopo.
Io e de Magistris eravamo accusati di rivelazione di segreti d’ufficio, ma i giudici hanno detto che non era vero.Così Genchi. Accusato di essere un super spione fuorilegge, l’uomo che per Rutelli e Berlusconi era addirittura all’origine del “più grande scandalo della storia repubblicana”, Genchi è stato riconosciuto innocente.E Forleo? Il Tar del Lazio le ha dato finalmente ragione. La sentenza con cui il Csm l’ha trasferita a Cremona, ha detto il tribunale amministrativo, è ingiusta, va cancellata, e Forleo, se lo volesse, potrebbe tornare a Milano anche subito.
Ma chi ha raccontato tutto questo? Perché per queste (e altre) vicende nessuno in Italia sente il dovere di fare un giornalismo onesto, quello che in America si individua con la splendida definizione di “honest journalism”?
Eppure c’è stato un linciaggio a reti e giornali unificati durato mesi e mesi, nel silenzio di giornalisti “liberi”, magistrati “indipendenti” e politici “onesti”. Eppure per ognuno di noi è cambiata la vita, perché quando accadono certe cose nulla è più come prima. Eppure lo avevamo detto e qualche volta anche urlato, non è che ce ne stiamo accorgendo adesso.
Non c’è stato niente da fare. Ci danno ragione soltanto ora, cioè “dopo”. E tuttavia, nemmeno questo basta affinché un tg qualsiasi, un giornale qualsiasi, un talk show qualsiasi racconti - ma per intero, senza omettere nulla e senza “dimenticare” nessuno – come sono andate a finire quelle vicende che hanno causato il trasferimento di Forleo e de Magistris, la revoca dell’incarico a Genchi, la decisione del direttore del giornale per il quale lavoro di “sollevarmi” dall’incarico per le inchieste di cui mi stavo occupando.
Pensate, non lo ha fatto nemmeno Michele Santoro. Nella puntata di Anno Zero sull’informazione, in cui si sarebbe dovuto parlare di giornalismo “sdraiato” e “oscurato”, Santoro non ha trovato un minuto, un secondo, un attimo, per chiedere ai suoi ospiti – che so, a Paolo Mieli per esempio – com’è che il 3 dicembre 2008 mi hanno improvvisamente fatto smettere di scrivere su quelle inchieste che sono state all’origine dei guai di de Magistris, Forleo e Genchi, e che io seguivo da due anni.
Un dibattito sul giornalismo oscurato che non parli del più clamoroso caso di oscuramento degli ultimi vent’anni, come dimostra la catena di sant’Antonio di rimozioni e trasferimenti che ne è seguita, è un’operazione ardita. Spiace dirlo, ma quella puntata di Anno Zero non è stata un esempio di “honest journalism”.
Una volta Marco Travaglio, ospite di Daniele Luttazzi, disse che la differenza tra la Francia (dov’era in visita il premier Berlusconi) e l’Italia, per quelli che fanno il nostro mestiere, era che in Francia i giornalisti fanno domande. Ecco, io non so perché nemmeno lui abbia fatto una domanda, una sola, agli ospiti della trasmissione – che so, a Paolo Mieli per esempio.
Sono portato a credere che Santoro possa averglielo impedito, e infatti Travaglio nella sua rubrica ha fatto un eccellente intervento su Genchi. Ma poiché non so se sia andata davvero in questo modo, giuro che appena vedo Marco glielo chiedo.
Nemmeno Vauro, che io (come tanti altri) ho difeso quando è stato sospeso, ha fatto sentire la sua voce, o almeno il graffio della sua matita. Vauro, sospeso per una settimana, ha ricevuto (giustamente) tanta solidarietà pubblica. Io, sospeso “ad interim” e abrogato da Anno Zero come si sbianchetta una foto compromettente, non ho ricevuto nemmeno una telefonata di solidarietà privata da Vauro.
Nessuna telefonata nemmeno da Michele Santoro. Al mattino, il giorno della puntata sull’informazione, gli avevo anche inviato un sms. Nessuna risposta anche all’sms. Giuro: non gli ho mai fatto niente di male, né mai ho avuto screzi con lui. Anzi.
Non so cosa sia accaduto prima di quella puntata di Anno Zero. E forse non voglio nemmeno saperlo. Ma poiché non si tratta di un fatto personale, per principio e per rispetto di tutti quelli che mi seguono sul blog e hanno letto il mio libro “Roba Nostra” non posso anch’io far finta di nulla.E quindi, per ora, almeno una domanda la faccio: sarà stata questa la puntata “riparatrice” che era stata chiesta a Santoro per evitare rogne? Tipo un trasferimento, una sospensione, una sollevazione dall’incarico?
martedì 24 marzo 2009
Berlusconi ha impuesto su escala de disvalores
Una bella intervista di Miguel Mora a Marco Travaglio su El Paìs di ieri 23 Marzo 2009.
Trovate il pdf del cartaceo in coda a 'Zorro' di oggi su:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2203129.html
oppure l'edizione web sul sito di El Paìs.
Su 'Italia dall'Estero' è presente la traduzione dell'articolo.
Trovate il pdf del cartaceo in coda a 'Zorro' di oggi su:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2203129.html
oppure l'edizione web sul sito di El Paìs.
Su 'Italia dall'Estero' è presente la traduzione dell'articolo.
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mercoledì 25 febbraio 2009
Primo inserimento. In difesa della Costituzione
Ecco.. Mi trovo a dover decidere da dove cominciare per costruire questo blog. Il tempo è poco, per cui oggi ho deciso di incominciare inserendo (qui a fianco) quello che considero uno dei capisaldi della partecipazione civile in rete, un appello lanciato da Massimo Fini e Marco Travaglio in difesa della Costituzione italiana, che subisce attacchi frontali quotidiani e che di questo passo verrà totalmente demolita. Se non interveniamo ADESSO in tutti i modi possibili, poi saranno davvero cavoli nostri. Chi non vuole un giorno dover abbassare la testa per sempre o lasciare l'Italia come rifugiato politico (magari con prole a seguito), incominci almeno a firmare questo appello. Servisse anche solo per contarci, sarebbe già un primo importantissimo risultato.
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